• RSS
  • Delicious
  • Digg
  • Facebook
  • Twitter
  • Linkedin
  • eBook: presentati il 24 novembre a Milano gli ebook de ilCerchigiallo.
  • Cartoomics2011: Lavori in corso per la prossima edizione del Premio Jacono
  • Jacono e la fantascienza: pubblicato dalla Fondazione Rosellini il catalogo delle opere realizzate da Caesar e Jacono per Urania
  • Segretissimo: la recensione di Stefano Di Marino del volume della Fondazione Rosellini che raccoglie tutte le copertine di Carlo Jacono
  • Noi lo conoscevamo bene...: un ricordo di Lia Volpatti e Gianfranco Orsi.

sabato 20 novembre 2010

NOI LO CONOSCEVAMO BENE

Posted by ric On 11:24


Sono nato nel 1929, in una ridente località della nostra penisola, Milano, sono molto alto, bello, decisamente simpatico. Ho una intelligenza sfrenata e un fascino che fa impazzire le signore.” 
Così si presentava Carlo Jacono. E sempre con questa baldanza, un po’ strafottente, entrava in redazione e a noi, che fingevamo di non vederlo e non alzavamo la testa dalla scrivania, urlava: “Comodi, comodi!!!” Ma poi si ridiventava seri e si cominciava a parlare di lavoro, cioè di copertine. Quelle copertine le cui illustrazioni hanno dato un marchio inconfondibile sia al Giallo sia a Segretissimo.
Una lunga storia iniziata per il giallo nel febbraio del 1951, con l’illustrazione al romanzo SELBY E ‘ IN PERICOLO, di Erle Stanley Gardner. E per Segretissimo dieci anni dopo, nel 1961 per il romanzo IL NOSTRO AGENTE A RIO di Jean Bruce. Sullo sfondo di Rio con il “Pan di Zucchero,” in primo piano l’immagine di una bellissima ragazza, provocante, scollata, molto scollata per i tempi, una anzi la prima di una lunga passerella di seduzione femminile, ammiccante, ma senza volgarità. Una presenza costante, la donna, in queste copertine che richiedevano per altro anche e forse soprattutto, scene di guerra e di combattimenti, su scenari internazionali. Armi di ogni genere, aerei, navi, carri armati, divise militari... soggetti a lui particolarmente cari che disegnava con una perizia e una precisione insuperabile.
Siamo stati a lui legati per anni da esigenze professionali e da un rapporto affettivo. Un lungo rapporto umano non esente anche da discussioni accese. Ma comunque forte per la grande stima reciproca.
Lo ricordiamo come artista e come professionista. Come uomo con un profondo senso della famiglia, un marito e un padre esemplare. E infine come un grande amico con il quale abbiamo avuto la fortuna di condividere anni di lavoro e di vita privata.
Lia Volpatti 
Gian Franco Orsi